La sostenibilità da compliance a leva strategica. Le implicazioni per l'Asset Management - FinancialInnovation.it
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La sostenibilità da compliance a leva strategica. Le implicazioni per l'Asset Management


Intervista a: Francesco Rizzuto, Responsabile del Servizio Investment Principles – Anima Sgr

Ha scritto un articolo per la Rivista AIFIn. La sostenibilità sta evolvendo da ambito prevalentemente regolamentare a leva strategica. Come sta cambiando il ruolo della sostenibilità nell’Asset Management e quale impatto ha sulla creazione di valore?

La sostenibilità sta attraversando una fase di maturazione: il quadro normativo europeo, dalla SFDR alla Tassonomia, ha accelerato l’integrazione dei fattori ESG, ma per una società di gestione il tema non può esaurirsi nella conformità o nella tutela della reputazione. Le questioni ambientali, sociali e di governance incidono sulla capacità delle imprese di affrontare i cambiamenti e, quindi, sui rischi e sulle opportunità degli investimenti. Considerarle nelle decisioni di portafoglio significa svolgere con maggiore consapevolezza il nostro ruolo fiduciario e guardare alla creazione di valore nel lungo periodo. Si sta trasformando anche la domanda: accanto a rendimento e diversificazione, gli investitori cercano maggiore trasparenza, una gestione responsabile dei rischi e soluzioni coerenti con le proprie convinzioni e gli obiettivi di sostenibilità. Per Anima questa evoluzione ha portato ad ampliare la proposta di valore e a integrare in modo più profondo la sostenibilità nelle attività di gestione. Ma c’è anche un cambiamento più profondo nel ruolo dell’asset manager. Le SGR, attraverso l’allocazione del risparmio, possono orientare risorse verso imprese impegnate nella transizione e contribuire a un’economia più resiliente. La sfida è dunque coniugare gli interessi dei clienti con gli effetti che le scelte di investimento possono produrre sul sistema economico: è qui che la sostenibilità diventa una componente della proposta di valore. È una sfida per tutto il mercato.

 

In che modo la sostenibilità stimola l’innovazione nell’Asset Management? Quali sono le principali trasformazioni introdotte da ANIMA nei processi, nella governance e nell’offerta di investimento?

L’innovazione non riguarda soltanto l’introduzione di nuovi fondi: coinvolge il modo in cui vengono analizzati gli emittenti, monitorati i rischi e costruite le strategie di investimento. Anima ha progressivamente aggiornato le proprie policy ESG, sviluppato strumenti e algoritmi proprietari di valutazione della sostenibilità e rafforzato il monitoraggio di indicatori come i Principal Adverse Impacts. La disponibilità di nuove informazioni e metodologie consente di cogliere elementi di rischio e opportunità che i soli parametri finanziari potrebbero non evidenziare. Anche sul piano organizzativo si osserva un cambiamento: l’inclusione delle tematiche ESG nel Comitato Rischi testimonia il passaggio da un presidio specialistico a una valutazione integrata dei fattori di sostenibilità. Sul fronte dell’offerta, la crescita dei prodotti classificati ai sensi degli articoli 8 e 9 della SFDR si accompagna a soluzioni orientate alla transizione climatica. Un esempio è il Sistema Anima Net Zero, avviato nel 2022 con il primo fondo Articolo 9 della Società e successivamente ampliato, che investe in imprese impegnate nella riduzione delle emissioni. Si tratta di un’evoluzione che interessa insieme processi, governance e prodotti. Anche la digitalizzazione può migliorare l’efficienza dei processi operativi. L’obiettivo è rispondere alle esigenze degli investitori e, attraverso la scelta delle imprese in cui investire, sostenere trasformazioni dell’economia reale orientate al lungo termine.

 

Quale ruolo svolgono l’ascolto degli stakeholder e l’engagement nella creazione di valore condiviso? Quali sono le principali sfide che attendono l’industria del risparmio gestito?

Ascoltare gli stakeholder significa comprendere aspettative diverse e tradurle in decisioni di investimento e soluzioni più pertinenti. Gli investitori istituzionali sono particolarmente attenti alla gestione dei rischi ESG, alla misurazione degli impatti e alla qualità della rendicontazione; i risparmiatori retail chiedono soprattutto informazioni chiare, tutela del risparmio e strumenti coerenti con i propri valori. Contano anche il confronto con collocatori e consulenti, così come il dialogo con le imprese partecipate. Quest’ultimo è decisivo perché una SGR può contribuire alla transizione non solo selezionando i titoli, ma anche esercitando i diritti di voto e promuovendo, attraverso l’engagement, miglioramenti nelle pratiche aziendali. Il confronto con gli emittenti richiede obiettivi ESG definiti, continuità nel dialogo e un monitoraggio dei risultati raggiunti. Restano tuttavia sfide importanti. Le informazioni ESG non sono sempre complete o confrontabili; metodologie e rating possono differire, mentre gli investitori chiedono evidenze più concrete dei risultati. Per questo occorre andare oltre la rendicontazione degli impegni: misurare gli impatti, dimostrare il contributo della sostenibilità alla gestione dei rischi e alla resilienza dei portafogli e presidiare il rischio di greenwashing. È un passaggio essenziale per sviluppare ulteriormente investimenti capaci di accompagnare la transizione delle imprese, generando valore nel tempo per i clienti e per l’economia.

 

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